[Per un mondo migliore - Uno sfogo, un addio]

(versione stampabile)


Sono così stanco di voi

 

Sono così stanco di voi. Non ne posso più delle vostre facce contratte per la fatica di sembrare giuste, piene di giustezza, piene di senso di essere i giusti della terra. E questo quando va bene, perché spesso a quelle contratture sovrapponete anche la patina luminosa della bontà celestiale, magari spolpata ad arte da ogni residuo cattochiesaiolo, ma ancora un po’ francescanocubansolidaristica, la versione post-Seattle del vecchio cattocomunismo. Mi avete fissato per sei anni dagli scranni di platee assortite, quando io, come voi e peggio di voi, strombazzavo la scoperta dell’acqua calda, frutto delle mie inchieste televisive per Report, un vero Vate, che genio! Barnard come voi e più di voi urlava che gli americani sono cattivi!, che gli israeliani sono peggio!, che le multinazionali sono ancora peggio! e poveri, poveri quei poveri laggiù al Sud. E voi giù applausi, e io tutto felice, e voi a casa felici, e tutti insieme felici, e i poveri.. bé.. i poveri in effetti, sì vabbè ok va bene i poveri intanto morivano, che tristezza che orrore, ma noi, noi anche domani cazzo andiamo a Punto Rosso che parla Giulietto Chiesa e insomma anche domani giù roncolate contro Bush e Berlusconi e dannazione glielafacciamovedere ai bastardi imperialisti, noi e Michael Moore e Nanni Moretti e i girotondi e poi tutti insieme alla manifestazione a dire PACE! che la pace viene se la dici bene: P-A-C-E, va ripetuto molto che lei viene, e se le bandiere sono tante viene più svelta, garantito.

 

E poi, a Porto Alegre (mica ti vuoi perdere Chomsky?).

 

E hai visto Report? e Barnard?, lui sì che li inchioda gli americani. Sì, grazie a tutti, in effetti li ho sputtanati ben bene con l’Altro Terrorismo, mi parevo proprio lui (Chomsky), e voi giù mail “grande Report” “Barnard mi hai fatto tornare la voglia di far politica dopo il ‘77”, “grazie grazie di esserci”, e io grazie a voi tutti davvero, lo faccio per tutti noi e per i poveri della terra. Scusa Barnard, quali poveri? quelli che anche stasera sono crepati di fame? o in un lago di diarrea? proprio mentre tu ti sentivi con Agnoletto al telefono? Sì proprio loro, lo faccio per loro, lo facciamo per loro no? E allora di nuovo grazie a tutti ci ve..diamo… doma…..ni ……..sera …………… al dibatt……………………..ti …………………..to ………………………………..al …………………  Cen……………………………………………….tro……………………………………. So…………………………………………………………………….cia….

 

Pile scariche.

 

Mi sono fermato, piantato come un allocco, non andavo più avanti, e purtroppo, da un certo punto di vista, mi sono fermato faccia a faccia coi poveri. E li ho guardati e loro mi guardavano, non ci siamo detti una parola, non ce n’era bisogno. Mi è bastato vederli, erano gli stessi di prima, in particolare quel bambino, quello, lo conoscete anche voi, con gli occhi neri enormi spalancati che fissa l’obiettivo del fotografo, quello col pancione gonfio e le braccia ossa di pollo, quello delle mosche sulle croste attorno agli occhi, che è sempre sui depliant delle ONG, sui bollettini dell’UNICEF, ed è lì da un pezzo, accidenti, sempre lui, ma a pensarci è lì da quarant’anni, dal Biafra accidenti, ma che pellaccia quel bimbo.. sempre lì, identico, che buccia.

 

Io l’ho fissato e ho visto. Non è cambiato nulla. Ma allora, Dio mio!  ma  possibile che.. Corro a studiare i dati, e Dio mio! è vero, nulla è migliorato, anzi, è peggio, i milioni di morti di fame sono di più oggi, le guerre sono di più, le malattie dei poveri sono più prevenibili ma meno curate, anzi, anzi, il Capitale oggi è più forte, ha più tutele e più regole dalla sua, i ricchi sempre più ricchi e i poveri aumentano ovunque anche da noi ricchi, l’Africa peggio, ma molto peggio, anche il debito e l’immigrazione e la paura e l’inquinamento e l’odio e la stupidità e l’avidità e le televisioni, tutto peggio ma dove cazzo sono le cose belle?, oddio ma i dati, i dati! i dati sono orrendi, non lasciano dubbi, sono feroci i dati, ma, ma…. allora…. Cosa abbiamo fatto noi allora?

 

Cosa abbiamo fatto? Cosa hanno fatto centomila manifestazioni? Centomila dibattiti? Centomilioni di versamenti sui bollettini dell’UNICEF, di MSF, di Amnesty? Centomila reportage tv? Centomilamiliardi di P-A-C-E detta scritta invocata sbandierata, centomilioni di libri, disubbidienze, marce, veglie, viaggi in Nicarague a piantar semi, acquisti equosolidali, e tutti sti sorrisi e ste facce serie di giusti che crediamo di essere, ma che cosa abbiamo fatto? Qualcuno me lo dice? Se muoiono di più, se sparano di più, se speculano di più, se inquinano di più? Noi, cosa abbiamo fatto?

 

E ho guardato i poveri e mi sono vergognato.

 

Siamo talmente egocentrici e ipocriti. Siamo così concentrati nel sentirci stramaledettamente giusti, quelli giusti, che per quarant’anni non abbiamo mai fatto l’unica cosa che dovevamo fare: guardare i nostri risultati. Noi che ci siamo autoinvestiti del Sacro Manto di Quelli che Salvano i Poveri, noi, bella gente noi, ci siamo mai accorti che loro crepano più di prima mentre noi li “salviamo”?

 

Dovevamo guardare i nostri risultati e guardare loro, che nel frattempo muoiono come e più di prima, e dirci: ferma tutto, qualcosa non va, i nostri metodi non vanno, è evidente. Dovevamo fare questo, glielo dovevamo. Invece no. E perché no? Perché noi eravamo più importanti, di tutto. Noi di Porto Alegre.

 

Era più importante nutrire la nostra immagine riflessa, di giusti e impegnati, su cui fondiamo la nostra identità giusta e impegnata – mica ce la potevano rovinare quei pezzenti che crepano, facendoci vedere che non siamo affatto nel giusto e che il nostro impegno è nel suo complesso un fallimento clamoroso.

 

Era più importante sfogare la nostra rabbia e adrenalina in azioni brevi ma intense ed emozionanti, cazzo la manifestazione, fare a pezzi un CPT, girotondare un ministero – mica volevate che ci fossimo messi lì a passare anni di noia a creare consenso fra la gente comune, piano piano.. ehi! per ste cose bisognava studiare e pensare, e nessuno poi ci notava, i giornali poi non avrebbero parlato di noi. Poco importa se gli Altri, i Neoliberisti, così facendo, solo pensando e lavorandoci ai fianchi piano piano, hannno semplicemente fatto a pezzi tutto il nostro mondo in 30 anni partendo da zero.. no, noi tutti in piazza domani e poi ognuno ai cazzi propri che sicuramente abbiamo fatto quel che dovevamo.

 

Era più importante ignorare la complessità del mondo che vorremmo cambiare, noi quattro gatti con due lire di mezzi, un mondo dove ogni singolo problema ha centomila angoli diversi e dove se togli una cosa di qua, qualcosa crolla di là, dove gli Altri si sono dotati di tutele indicibilmente forti e subdole, che noi neppure capiamo, che neppure capiamo! – mica volevate che ci fossimo spogliati delle nostre tre belle comode formulette  salvauniverso.. la Tobin tax, pacifismo salvatuttiancheinRuandanelnovantaquattro, commercio equosolidale, idrogeno e siamo a posto.

 

Era più importante scrivere i nostri comunicati di cento righe fitte fitte, ridere con Luttazzi, sbeffeggiare Berlusconi, parlarci addosso ad ogni dibattito, che bella gente che c’è stasera tutti compagni gente giusta guarda quante kefia e bandiere della pace, ed era importante soprattutto snobbare quei biechi bottegai cittadini da ipermercato gente insensibile che è tutta colpa loro se il mondo soffre e che tacciano in politica che sono solo ignoranti razzisti – mica volevate che ci fossimo messi ad ascoltarli!! a capire come parlano, a tentare di capire di cosa hanno paura e come raccontargli qualcosa senza spaventarli, magari creando un po’ di consenso. Ehi, che cazzate sono queste, spreco di tempo, noi leggiamo Carta, Le Monde Diplomatique e ci capiamo al volo.

 

E soprattutto era più importante ignorare che l’Impero, quel mostro che affama i bambini e bombarda là dove c’è il petrolio, siamo noi, tutti noi, le nostre case, auto, telefonini, pensioni, Tac, farmaci, cd, grano e frutta, internet e computer, e che è ipocrita oltre che inutile puntare le nostre nobili dita contro il G8, contro Bush assassino, quando le nostre melanzane costano più petroliodamissiliCruise di tutte le flotte navali dei G8 messe assieme. Eravamo più importanti noi della nostra ipocrisia che ci manda al Forum Economico Mondiale Alternativo ad annuire ad applaudire a giurare che forza! dagli ai ricchi! che qui ci sono i poveri, e noi con LORO! che quando torniamo a casa.. (..che quando torniamo a casa sarà meglio che queglialtri del Forum Economico Mondiale abbiamo fatto bene il loro mestiere nel frattempo perché a noi senno chi ci dà da vivere? voglio dire.. chi ci spara quei 100 miliardi di economicissimi Kilowatt all’anno che ci servono?)

 

Eravamo più importanti noi dei nostri vuoti fatti, dei loro morti, delle loro gambe amputate, fatti sempre più vuoti, morti sempre più morti, arti sempre più amputati.

 

Questo mi hanno detto i poveri quella volta che li ho guardati in faccia. E quella volta li ho ascoltati, e ho giurato che mai più. E non ero a Porto Alegre.

 

Dobbiamo 1) Smettere di puntare il dito contro l’Impero dei BushBlairBerlusconi, perché l’Impero siamo noi 2) Calcolare gli esatti costi di un Mondo Migliore, in termini di: cambiamenti di stili di vita qui al Nord – destrutturazioni economiche - posti di lavoro da perdere o riconvertitre – prezzi e rinunce al consumo – equilibri politici ecc..- e accettare che dovremo noi per primi pagare quei costi, essere disposti a pagarli noi per primi, e poi saper convincere tanti altri che vale la pena pagarli, e questo significa ottenere il consenso di almeno una risicata maggioranza 3) Imparare a comunicare con tutti, senza giudicarli, nella speranza di creare consenso sufficiente per smantellare 30 anni di consenso ferreo e cementificato nel senso opposto. Questo dobbiamo fare. Questo dobbiamo a loro, a quelli che anche stasera moriranno nel fetore di una baracca mentre tu leggi queste righe.. e che non abbiamo mai veramente neppure cominciato a salvare.

 

E allora avremo un Mondo Migliore. E allora non sarò più stanco di me e di voi. Né di Porto Alegre.

 

Paolo Barnard


 


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